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L'incidenza
Si è riscontrato che in Italia l'ictus cerebrale rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. La sua incidenza è pari a 185.000 casi ogni anno di cui 150.000 sono nuovi e 35.000 rappresentano le recidive. La frequenza è bassa fino a 40-45 anni mentre arriva al 75% dopo i 65 anni. Il 10% delle persone colpite per la prima volta muore entro un mese ed un 10% entro il primo anno. Si calcola che del restante 80% circa un terzo, cioè il 33% diventano persone non autosufficienti con disabilità elevata, l'altro terzo disporranno di parziale autonomia, l'ultimo terzo conquistano l'autonomia più o meno completamente. Da queste cifre si può subito intuire l'alto grado di capacità disabilitante dell'ictus ma soprattutto di quanto sia difficile a tuttoggi combattere con successo gli esiti di questa patologia. E ciò in primo luogo è dovuto alla riorganizzazione del Sistema Nervoso Centrale, processo biologico condizionato da diverse variabili come il tipo di lesione, la sua estensione, la sua gravità e le condizioni generali del paziente.
In secondo luogo è dovuto alla somministrazione di una corretta riabilitazione che in questi casi è certamente e obiettivamente più complessa di quella, per esempio, ortopedica. Essa presenta maggiori difficoltà sia dal punto di vista metodologico che prognostico, difficoltà in molti casi acuite da prestazioni terapeutiche superficiali e generiche. Un intervento riabilitativo superficiale e non specifico non solo non è utile ma crea danni muscolo-articolari e della percezione permanenti.
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