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Il concetto
Cosa si intende per corretta riabilitazione degli esiti dell'ictus e quindi dell'emiplegia?
Personalmente intendo il recupero del movimento volontario detto anche "evoluto", cioè finalizzato a far interagire il soggetto in modo adeguato con l'ambiente.
In parole povere il vostro familiare dovrà essere capace di camm inare con abilità e coordinazione, salire e scendere le scale con la forza delle sue gambe e senza aiuto delle braccia, afferrare la bottiglia d'acqua per versarne il contenuto nel bicchiere e così via. Detto ciò la riabilitazione non può esaurirsi in un programma veloce avente come risultato comportamenti funzionali genericamente quanto più vicini al soggetto normale. Quando avviene ciò il paziente si sposterà trascinandosi con un tripode (bastone a 3 punte) ma non camminerà correttamente, si aggrapperà alle s cale in avanti o addirittura all'indietro (se la ringhiera è dal lato colpito) ma non le salirà e afferrerà la bottiglia d'acqua con la mano sana escludendo completamente quella plegica. Realisticamente molti colleghi fisioterapisti, rinunciando ad un iter riabilitativo a fasi progressive, si propongono come obiettivo proprio un recupero quanto più funzionale possibile sulla scia della motivazione del paziente. Motivazione solitamente molto determinata ad un recupero rapido e come tale non qualitativo.
E' bene invece che il paziente e soprattutto i familiari che lo seguono sappiano che:
- Il recupero del movimento corretto del lato leso è possibile
- L'apprendimento di nuove strategie di movimento è possibile tecnicamente a patto che si osservino rigorosamente queste regole:
1) Effettuare correttamente il "posizionamento del paziente" sin dai primi giorni di ospedalizzazione (v. Cosa fare in ospedale e casa)
2) Iniziare subito la riabilitazione già in ospedale (fase acuta)
3) Sia in ospedale che appena tornati a casa evitare assolutamente il "carico" cioè mettere in piedi il vostro familiare nè tanto meno farlo camminare. Neanche con l'aiuto di bastoni vari o deambulatori con appoggio sottoascellare. Gli spostamenti per esigenze igienico-alimentari si devono realizzare esclusivamente in carrozzina (v. Sedia a rotelle in Il posizionamento).
4) Scegliere accuratamente un fisioterapista formatosi in neuroriabilitazione ed esperto di emiplegia (v. A chi rivolgersi)
5) Assicurarsi che il vostro familiare venga trattato almeno con il metodo "Perfetti".
Se il paziente non ottiene un recupero soddisfacente è sostanzialmente per 2 ordini di motivi:
- il primo è che alcune delle regole non sono state rispettate.
- il secondo è perchè le altre variabili come l'evoluzione del tono, l'età, i deficits associati, la sede e l'estensione della lesione hanno inciso pesantemente sull' esito negativo.
In ogni caso è bene tener presente che seppur il paziente abbia sfruttato in modo completo il suo potenziale residuo egli non ritornerà mai come prima della lesione, le sue abilità motorie non saranno identiche alle capacità pre-lesionali.
Potrà, per esempio, camminare più o meno coordinatamente, avere anche una buona resistenza ma non avrà più la capacità di camminare esattamente come prima. Però con grande soddisfazione scoprirà di essere tra quei pochi fortunati appartenenti ad un terzo della casistica degli ictati che ha conquistato un'autonomia completa. Anche avendo avuto un ictus importante.
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